Dolomeyes: "No ad un'estate mostruosa" in montagna

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All'inizio di un'estate che sarà segnata da importanti flussi turistici sulle Dolomiti Patrimonio Mondiale, la Fondazione Dolomiti UNESCO ha sviluppato una campagna di comunicazione sull'uso consapevole dell'acqua nei rifugi di alta quota e sulla frequentazione consapevole della montagna, insieme ai gestori di rifugio, rappresentati dalle varie associazioni che li riuniscono e alle associazioni alpinistiche della regione dolomitica. Lo scopo è quello di sensibilizzare gli ospiti al rispetto del fragile ambiente dolomitico e alla comprensione del ruolo dei gestori di rifugio.

La presentazione è avvenuta a Belluno, nella sede dell'Amministrazione provinciale, alla presenza di del presidente della Provincia di Belluno Roberto Padrin, della direttrice della Fondazione Dolomiti UNESCO Mara Nemela, del presidente dell'Associazione Gestori di Rifugi Alpini della Regione del Veneto Mario Fiorentini, della vicepresidente dell'Associazione Rifugi del Trentino Roberta Silva, del presidente del CAI Friuli Venezia Giulia Silverio Giurgevich, del presidente del CAI Veneto Renato Frigo e del regista Cristiano Perricone per BrodoStudio, l'agenzia di Udine che ha ideato la campagna.

Sarà difficile non essere raggiunti dai messaggi della campagna: video, social, web, tutorial, azioni sul territorio che vedranno protagonista il mostruoso "Dolomeyes" (gli occhi delle Dolomiti), un personaggio preso in prestito dalla narrazione dolomitica e che rappresenta la paura che le abitudini e gli atteggiamenti poco rispettosi della montagna possano rovinare il delicato ecosistema delle Dolomiti; di qui lo slogan della campagna: "Paura a prima vista", quella paura che rischia di sostituire "l'amore a prima vista" che le Dolomiti sanno sempre generare.

"Il mostro 'Dolomeyes' richiama la figura dell'uomo selvatico (salvan). Tale figura è presente, da tempi immemorabili, nell'immaginario delle popolazioni alpine e segna il confine simbolico fra lo spazio selvatico e quello addomesticato, fra natura e uomo. Egli spaventa, a livello inconscio, l'uomo civilizzato. Con il suo aspetto perturbante presidia la frontiera invalicabile fra l'ambiente naturale e i comportamenti umani irrispettosi" illustra così Annibale Salsa, membro del Comitato Scientifico della Fondazione Dolomiti UNESCO, il legame tra il protagonista della campagna e la figura dell'Uomo Selvatico che ritroviamo presente nel patrimonio culturale di tutte le valli alpine.

Fra tutti, un'attenzione particolare sarà dedicata al tema dell'utilizzo responsabile della risorsa idrica, così come richiesto dai gestori di rifugio. L'acqua è un bene prezioso e la sua erogazione è un servizio particolarmente difficile da garantire in alta quota: gli escursionisti che pernottano nei rifugi devono essere dunque sensibilizzati e accompagnati a evitare richieste fuori luogo, come ad esempio quella di farsi più di una doccia.